La nomina di Scott Bessent a Segretario al Tesoro è l’ultimo tassello nel mosaico dei fedelissimi di Donald Trump, un team costruito per sostenere la politica dell’“America First”. Bessent è stato uno dei più stretti consiglieri del presidente, distinguendosi già durante la campagna elettorale con dichiarazioni controverse, tra cui l’attacco diretto a Kamala Harris, definita “analfabeta economica”, e la difesa dei dazi di Trump contro le critiche di economisti e premi Nobel.
La carriera di Bessent nella finanza è di tutto rispetto: ha diretto l’ufficio di Londra del Soros Fund Management a soli 29 anni, per poi fondare Key Square Capital Management nel 2016. È stato docente di Storia Economica a Yale e vanta amicizie di alto profilo, come Re Carlo III e la principessa Firyal, che lo rendono una figura influente anche al di fuori del mondo economico. I suoi colleghi lo stimano per la capacità di rendere semplici anche i concetti più complessi, come ha sottolineato Stanley Druckenmiller definendolo un “cervellone capace di esprimersi in linguaggio semplice”.
Per Trump, Bessent è l’uomo giusto per dialogare con Wall Street e con le grandi società americane. La sua nomina arriva in un momento in cui è necessario un delicato equilibrio tra tagli fiscali, aumento della spesa pubblica e controllo del deficit. Trump non ha mancato di esprimere il suo entusiasmo, dichiarando che “Scott inaugurerà una nuova età dell’oro per gli Stati Uniti”.
Tuttavia, la scelta di Bessent non è stata priva di ostacoli. Altri nomi erano in lizza per la posizione, tra cui Marc Rowan, Kevin Warsh, John Paulson e Howard Lutnick. Elon Musk, ad esempio, avrebbe preferito Lutnick, considerato Bessent una scelta troppo convenzionale. Ora, il nuovo Segretario al Tesoro dovrà affrontare una missione complessa: sostenere il boom economico americano, gestendo al contempo i dazi, il deficit, l’inflazione e le politiche fiscali.










