Dal 31 luglio 2024 gli ospedali pubblici italiani non possono più usare i cosiddetti gettonisti, cioè medici pagati a ore tramite cooperative esterne, spesso chiamati per coprire turni nei pronto soccorso. Il divieto è stato deciso dal governo con un decreto di giugno 2024, ma i contratti già attivi possono continuare fino alla loro scadenza.
La decisione arriva dopo anni di proteste da parte di sindacati e medici, che chiedevano più fondi per la sanità pubblica, assunzioni stabili e meno precarietà. Il problema dei gettonisti riguarda anche la sicurezza dei pazienti: spesso lavorano in reparti diversi dalla loro specializzazione, fanno troppe ore (anche più di 48 a settimana) e non seguono sempre lo stesso paziente, con il rischio di errori. Inoltre, in caso di problemi, la responsabilità è dell’ospedale, non della cooperativa.
Negli ultimi anni il numero dei gettonisti è cresciuto soprattutto per via dei tagli alla sanità e della crisi della medicina territoriale (come i medici di base). Durante la pandemia, molte regioni hanno aumentato il loro uso per coprire le emergenze.
Ora gli ospedali devono trovare alternative. Alcuni, come in Calabria o Lombardia, hanno iniziato ad assumere medici dall’estero. In Veneto, si stanno assumendo temporaneamente medici con titoli esteri ancora non riconosciuti, purché già residenti in Italia e in grado di parlare la lingua.
Secondo la Simeu (Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza), prima del divieto circa il 18% dei turni nei pronto soccorso erano coperti da gettonisti, con punte del 60% in alcune strutture. Ora molti medici dovranno fare più turni o rinunciare alle ferie, con il rischio di peggiorare la qualità del servizio.
Il punto più difficile resta sempre lo stesso: mancano medici nei pronto soccorso. I turni sono pesanti, gli stipendi non sempre competitivi e il rischio di aggressioni è alto. Per questo motivo, molti giovani medici non scelgono la specializzazione in emergenza-urgenza o si licenziano dopo poco.













