Gli stabilimenti italiani di Stellantis stanno attraversando un momento difficile: tra i lavoratori c’è molta preoccupazione e i sindacati parlano apertamente di crisi. A Pomigliano è partito un contratto di solidarietà, cioè un accordo che riduce temporaneamente l’orario di lavoro per evitare licenziamenti, con parte dello stipendio coperto dallo Stato per cercare di gestire la situazione, mentre è stato bloccato il progetto sull’idrogeno, che secondo la Fiom è il segnale che l’azienda ha smesso di investire in Italia.
In Marocco, invece, Stellantis sta puntando forte: è il paese dove oggi il gruppo produce il maggior numero di veicoli tra gli stabilimenti fuori dall’Europa. La scelta del Marocco non è casuale: qui Stellantis beneficia di costi del lavoro più bassi rispetto all’Europa, incentivi fiscali da parte del governo locale, una posizione geografica strategica vicina all’Europa e una rete industriale già ben sviluppata, soprattutto per la produzione di veicoli elettrici e mini-ibridi. L’azienda vuole raddoppiare la produzione nello stabilimento di Kenitra entro il 2030, investendo 1,2 miliardi di euro. Solo nel 2024 sono state prodotte più di 400.000 auto, ma l’obiettivo è superare il milione di veicoli all’anno, con 3.100 nuove assunzioni. A Kenitra si assemblano già modelli come Peugeot 208, Citroën Ami, Opel Rocks-e e Fiat Topolino. E nei prossimi anni partiranno anche nuovi progetti: presto inizierà la produzione di veicoli elettrici a tre ruote, dal 2026 quella di motori mini-ibridi, e ci sarà spazio anche per la “smart car” Fiat Grande Panda.
Ma Stellantis non si ferma al Marocco. In Algeria, nella fabbrica di Trafaoui, nel 2024 sono stati prodotti 18.000 veicoli tra Fiat 500 e Doblò. Le previsioni parlano di 60.000 auto nel 2025 e 90.000 nel 2026. Tutto questo fa parte di una strategia ben chiara: investire sempre di più in Nord Africa, mentre in Italia le incertezze aumentano.










