Gli Stati Uniti stanno chiedendo alle aziende europee di rinunciare ai programmi di diversità e inclusione se vogliono partecipare agli appalti pubblici americani. La richiesta è arrivata con lettere firmate dai funzionari delle ambasciate USA, in cui si chiede alle aziende di confermare che non gestiscono iniziative DEI (Diversità, Equità, Inclusione) considerate in contrasto con le leggi americane contro la discriminazione. Se invece le aziende scelgono di mantenerle, devono inviare una spiegazione scritta ai legali statunitensi, facendo riferimento ad alcuni ordini esecutivi dell’epoca Trump.
Questa mossa ha subito creato tensioni in Europa, dove invece molte leggi obbligano le aziende a promuovere l’uguaglianza. In Italia, ad esempio, la legge Golfo-Mosca impone che almeno il 40% dei posti nei consigli di amministrazione sia riservato al genere meno rappresentato. E a livello europeo, la direttiva 2022/2381 spinge per più equilibrio tra uomini e donne nei CdA, mentre la direttiva 2023/970 (in vigore da giugno) rafforza il principio della parità di stipendio.
Il ministero del Commercio estero francese ha definito “inaccettabili” queste pressioni da parte degli USA. Anche la Commissione Europea è intervenuta, con Eva Hrncirova che ha ricordato come l’Unione sia basata sull’uguaglianza e come le politiche DEI siano fondamentali per attrarre persone di talento e favorire l’innovazione.










