La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) entra ufficialmente nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), ossia l’insieme di cure, servizi e prestazioni sanitarie che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano garantisce a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket, segnando un traguardo fondamentale vent’anni dopo l’introduzione della legge 40. Questo cambiamento, operativo dal 1 gennaio, rende la PMA accessibile in tutte le Regioni italiane, dietro pagamento di un ticket compreso tra i 100 e i 300 euro. Un passo epocale che elimina le disparità territoriali e i costi elevati finora sostenuti da molte coppie.
In Italia, circa 80 mila coppie ogni anno si rivolgono alla PMA, contribuendo alla nascita di 16.718 bambini nel 2022, pari al 4,2% del totale. Tuttavia, fino a ieri, molte erano costrette a pagare cifre superiori ai 5.000 euro, a meno che non vivessero in Regioni che garantivano il rimborso come Toscana, Emilia-Romagna o Lombardia. Ora, tutte le coppie con i requisiti potranno accedere a un servizio finalmente uniformato.
I Lea stabiliscono un massimo di sei tentativi e l’accesso per le donne fino ai 46 anni. I centri privati convenzionati riceveranno rimborsi di 2.700 euro per la fecondazione omologa e 3.000 per quella eterologa. Tali cifre, tuttavia, vengono reputate insufficienti da molti operatori del settore. Al momento, inoltre, il numero di strutture pubbliche che offrono la possibilità di effettuare la PMA risulta insufficiente: solo 66 dei 190 centri attivi in Italia sono pubblici, mentre 17 sono convenzionati e ben 107 sono privati.
L’inclusione della PMA nei Lea, di conseguenza, obbliga le Regioni a rafforzare l’offerta pubblica. Alcune, come il Lazio, hanno già avviato nuovi centri e collaborazioni con privati per gestire l’aumento della domanda. La Puglia, invece, coprirà i costi presso i privati mentre organizza le proprie strutture pubbliche.










