Secondo uno studio condotto da FAPAV e Ipsos quasi quattro italiani adulti su dieci hanno fruito in modo illegale di contenuti audiovisivi nel corso dell’ultimo anno. Questa pratica ha portato a quasi 300 milioni di atti illeciti, con perdite per oltre 2 miliardi di euro, un calo del PIL vicino a un miliardo e oltre dodicimila posti di lavoro a rischio.
Nonostante una parte significativa della popolazione riconosca che queste pratiche danneggiano l’economia e il settore audiovisivo, quasi la metà degli utenti non le percepisce come un crimine reale. Inoltre, solo poco più della metà degli intervistati crede che chi compie questi atti possa essere identificato e punito.
Il profilo tipico del consumatore illecito comprende in gran parte giovani sotto i 35 anni, con un’occupazione stabile e un buon livello di istruzione. L’incidenza della pirateria risulta maggiore nelle regioni del Sud e nelle Isole, dove il tasso supera il 40%.
Nel complesso, la pirateria ha prodotto più di 2 miliardi di euro in fatturato perso, 904 milioni in termini di PIL e un gettito fiscale ridotto di oltre 400 milioni. Inoltre, si stima un impatto sull’occupazione superiore a 12.000 posti.










