La carenza di infermieri in Italia persiste da anni, mettendo a dura prova il sistema sanitario. Con solo 6,2 infermieri per mille abitanti, l’Italia è ben al di sotto della media OCSE di 9,2, e dietro paesi come Germania (12) e Francia (9,7). Questa situazione evidenzia le difficoltà di valorizzare la professione infermieristica.
La Federazione degli Ordini delle Professioni Infermieristiche denuncia la scarsa valorizzazione economica e sociale degli infermieri. Lo stipendio medio è di 34mila euro l’anno, contro i 42mila del settore sanitario, portando molti a emigrare: tra i 200 e i 300 infermieri ogni anno lasciano l’Italia, e negli ultimi sei anni il 13% degli studenti ha trovato lavoro all’estero.
Per tamponare la situazione, il ministro Schillaci, in un’intervista a Repubblica, ha annunciato un piano per assumere circa 10mila infermieri dall’India. Le Regioni gestiranno il reclutamento per ospedali, RSA e altre strutture, verificando la conoscenza della lingua italiana e l’equivalenza della formazione. Tuttavia, i dettagli dell’accordo non sono ancora noti.
L’arrivo degli infermieri indiani è una soluzione tampone, resa necessaria dal rinvio di un piano di assunzione più ampio per 30mila posti, a causa di fondi insufficienti. Alcune Regioni, come la Campania, stanno già preparando l’inserimento dei nuovi infermieri, nonostante le resistenze locali.
Nel 2022, la Calabria ha impiegato circa 300 medici cubani per far fronte alla crisi sanitaria, una decisione inizialmente criticata ma poi apprezzata. Anche l’India ha una carenza di infermieri: pur avendo 3,3 milioni di infermieri, il rapporto per abitante è di soli 1,6 per mille, al di sotto dei 6,2 dell’Italia.
Il piano di Schillaci è una risposta temporanea a una crisi che richiede interventi più radicali per valorizzare il ruolo degli infermieri.










