Nike sta attraversando un periodo complicato. A inizio anno, le vendite nei negozi sono state deboli e la fiducia dei consumatori è calata. In più, gli StatiUniti hanno imposto un dazio del 20% sui prodotti importati dalla Cina, un bel problema considerando che quasi un quarto dei fornitori Nike si trova proprio lì. E in tempi come questi, quando le persone tagliano le spese, scarpe e abbigliamento sportivo non sono tra le priorità.
Le previsioni per il prossimo trimestre non sono affatto rosee: le vendite potrebbero subire un calo a doppia cifra, tra il 13% e il 15%, e anche i guadagni rischiano di calare. Questo perché Nike sta cercando di svuotare i magazzini da vecchi modelli, mentre i costi aumentano per via di tasse, cambi di valuta e tensioni internazionali.
Nel trimestre appena concluso, però, ci sono state anche buone notizie: l’utile per azione è stato più alto del previsto e i ricavi hanno superato le aspettative. Ma l’utile netto è comunque sceso del 32% rispetto all’anno scorso, e le vendite globali sono diminuite del 9%. Anche il margine di guadagno sui prodotti venduti è calato.
Guardando alle varie aree del mondo, la situazione in Cina è stata particolarmente difficile, con un calo del 17%. Anche le vendite dirette (cioè quelle fatte nei negozi o online direttamente da Nike) sono scese del 12%. Negli Stati Uniti, la discesa è stata più lieve (-4%). Le vendite all’ingrosso, quelle ai rivenditori, sono calate del 7%..
Il CEO Elliott Hill, tornato alla guida nel 2024, ha detto di essere fiero dei passi avanti fatti, ma che non bastano ancora. “Dobbiamo andare più veloci” ha dichiarato. L’obiettivo è chiaro: riconquistare la fiducia degli sportivi, rafforzare i rapporti con i negozi partner e tornare a innovare davvero.










