Dopo l’omicidio dell’attivista di estrema destra Charlie Kirk durante un evento pubblico in Utah, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha condotto un episodio speciale del Charlie Kirk Show, invitando i suoi ascoltatori a segnalare chiunque stesse festeggiando la morte di Kirk. E se serve, chiamate anche il suo datore di lavoro, ha aggiunto. L’appello ha avuto effetto immediato: negli Stati Uniti decine di persone sono state sospese o licenziate per post ritenuti irrispettosi, in molti casi segnalati tramite la piattaforma “Expose Charlie’s Murderers”, creata da attivisti di destra. In pochi giorni sono arrivate oltre 30.000 segnalazioni.
Il fenomeno ha ricevuto l’approvazione anche da parte di membri del governo: il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha dichiarato che chi celebra l’omicidio dovrebbe perdere il lavoro, mentre l’ex procuratrice generale Pam Bondi ha suggerito l’esistenza di basi legali per rendere obbligatori i licenziamenti. Le aziende americane, infatti, godono di ampia discrezionalità nel licenziare dipendenti per motivi legati all’immagine pubblica.
Tra i casi più discussi, quello di Matthew Dowd (analista MSNBC), licenziato per aver sostenuto che la retorica di Kirk potesse aver contribuito alla sua morte. United Airlines e Delta Air Lines hanno sospeso alcuni dipendenti per commenti online, mentre secondo alcune fonti Office Depot ha allontanato chi si era rifiutato di stampare un manifesto commemorativo. Altri episodi simili hanno coinvolto studi legali, ospedali, scuole e università, anche se i contenuti dei post incriminati vengono raramente resi pubblici.
Non sono mancati errori. In Wisconsin, la preside Cynthia Rehberg è stata accusata ingiustamente sulla base di un post falso, portando a minacce contro la scuola e alla decisione di oltre 100 famiglie di tenere i figli a casa. L’attivista che l’aveva segnalata ha poi ammesso l’errore.










