In Messico, il tempo delle patatine a scuola è finito. A partire da ieri sabato 29 marzo, con l’inizio della nuova settimana scolastica, tutte le scuole del Paese dovranno dire addio a snack e bevande ultra-processati.
Un provvedimento che segna un cambio di rotta importante per un Paese dove, secondo l’UNICEF, un bambino su tre è in sovrappeso o obeso e il 40% delle calorie giornaliere dei più piccoli arriva da alimentiindustriali.
Il nuovo regolamento, valido in oltre 255.000 istituti scolastici, vieta la vendita di cibi con etichette nere, ovvero quelli ad alto contenuto di zucchero, sale, grassi o calorie. Tra i prodotti messi al bando ci sono le bevande zuccherate, le patatine confezionate, le cotiche artificiali e perfino le arachidi aromatizzate.
Al loro posto verranno offerti pasti più sani come tacos di fagioli e acqua naturale, con l’invito rivolto ai genitori a preparare merendenutrienti da casa.
La riforma è accompagnata da uno slogan chiaro, lanciato dal Ministero dell’Istruzione su X: “Addio cibospazzatura!”. Un messaggio che è anche un appello a un cambiamentoculturale più ampio, per riscrivere le abitudinialimentari delle nuovegenerazioni e affrontare con decisione l’epidemia di obesità e diabete che colpisce il Paese.
Ma la strada non è semplice. Molte scuole mancano ancora di risorse basilari, come acquapotabile o connessioneinternet, e in passato provvedimenti simili non hanno avuto grande efficacia. Resta inoltre il nodo dei venditoriambulanti fuori dai cancelli, su cui al momento non esiste una regolamentazione chiara.
Le scuole che non rispetteranno il divieto rischiano sanzioni fino a 5.450 dollari.
Il vero obiettivo? Cambiare mentalità, educare al cibo, e restituire alle nuovegenerazioni la possibilità di crescere sane.










