L’Antitrust ha pubblicato i primi risultati di un’indagine avviata un anno fa sul mercato dei libri scolastici, mettendo in luce problemi che toccano da vicino studenti e famiglie. I punti critici? Prezzi sempre più alti, nuove edizioni troppo frequenti e un digitale che, nonostante le leggi in vigore da più di dieci anni, resta poco usato. Secondo l’Autorità, gli interventi delle istituzioni non sono stati finora abbastanza efficaci.
Tra il 2020 e il 2024 i prezzi sono saliti dell’8% alle medie e del 9% alle superiori. Nel 2024-25 la spesa media per ogni studente arriva a circa 580 euro alle medie e 1.250 euro alle superiori. Le ragioni? L’aumento del costo di carta ed energia, ma anche testi più pesanti e voluminosi rispetto ad altri Paesi. Il digitale, che dovrebbe alleggerire la spesa, è rimasto al palo: poche licenze attivate, poca formazione per i docenti, scuole con dotazioni tecnologiche insufficienti e vincoli editoriali.
Il settore è dominato da quattro grandi gruppi, Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola, che nel 2024 hanno registrato vendite per 800 milioni di euro, in crescita del 13% rispetto al 2014. Un dato che fa riflettere, visto che nello stesso periodo il numero di studenti è calato del 7% (circa 600mila in meno dal 2019).
C’è poi il tema delle nuove adozioni: il 35% dei testi alle medie e il 40% alle superiori vengono sostituiti ogni anno, con criteri considerati troppo vaghi. Questo pesa soprattutto sulle famiglie con più figli, che non riescono a riutilizzare i libri. Il mercato dell’usato vale circa 150 milioni di euro l’anno, ma non basta a bilanciare gli aumenti.
La legge prevede tetti massimi di spesa e fondi di sostegno per le famiglie con redditi bassi (133 milioni nel 2024, 137 nel 2025, 139 nel 2026-27), ma spesso i tetti vengono superati e i fondi arrivano in ritardo a causa della burocrazia. Un mix che rende ancora più difficile affrontare una spesa che per molte famiglie italiane è diventata insostenibile.












