Ogni anno in CoreadelSud, migliaia di persone, soprattutto uomini di mezza età, muoiono soli. Questo fenomeno, chiamato godoksa, riflette una crisi di solitudine profonda. In una società che attribuisce grande valore alla realizzazione personale, la solitudine è spesso considerata un fallimento.
Per combattere questa piaga, il governo di Seul ha stanziato 451,3 miliardi di won per i prossimi cinque anni, con l’obiettivo di sostenere chi si trova in una situazione di isolamento. Tra le misure adottate ci sono consulenti sulla solitudine disponibili 24 ore su 24, una piattaforma online di consulenza, visite e consultazioni in presenza, oltre a servizi psicologici, spazi verdi, piani alimentari per anziani e attività sociali come giardinaggio, sport e club del libro. Iniziative pensate per ricostruire legami e restituire un senso di comunità.
Gli esperti accolgono queste misure, ma evidenziano la necessità di una buona implementazione. La solitudine in Corea del Sud è spesso vista come un fallimento nel contribuire alla società.
Anche i giovani sono colpiti, con l’aumento dei casi di hikikomori, giovani che si isolano dalla vita sociale. Nel 2022 erano stimati 244.000. Le morti solitarie sono aumentate a 3.661 nel 2023, l’84% uomini. L’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite peggiorano ulteriormente la situazione.
Cambiamenti demografici, aumento delle famiglie unipersonali, diminuzione delle interazioni sociali e l’influenza dei social media, che alimentano sentimenti di inadeguatezza, contribuiscono alla solitudine. In una cultura competitiva e orientata al successo, la mancanza di realizzazione personale porta a isolamento e marginalizzazione.










