Solo pochi mesi fa raccontavamo dell’addio ai club di Claudio Ranieri. L’ultima impresa con il Cagliari, riportato in Serie A e salvato ben 30 anni dopo la prima volta, poi la parola fine sulla sua carriera da mister, salvo l’ipotesi di una Nazionale. Ma se a chiederti aiuto è la squadra della tua vita, allora tutto cambia.
Mettiamoci nei suoi panni: Claudio, romano e romanista, che per i giallorossi allenerebbe anche gratis, a prescindere da ogni cosa. In un momento di profonda crisi della sua squadra del cuore, solo in un mondo distopico Ranieri avrebbe girato le spalle e rifiutato la chiamata della Roma.
Perché, citando le sue parole, “Se la Roma chiama, devo dire sì”. Qualcuno potrebbe additarlo come incoerente, come una persona che, davanti a un’occasione simile, non ha esitato a rinnegare la parola data. Fortunatamente sono in pochissimi che la pensano in questo modo.
Claudio Ranieri torna alla Roma e avrà davanti una sfida titanica: risollevare una squadra senza identità, in profonda crisi di risultati, e riconquistare un ambiente deluso, arrabbiato, ma che lo ama alla follia (e l’accoglienza di ieri sera lo dimostra). Lo farà con il suo solito stile pacato, educato, mettendo davanti il lavoro quotidiano alle parole, magari anche scontrandosi con una dirigenza che fino a questo momento non si è dimostrata all’altezza della piazza. Per i Friedkin, quella di Ranieri rimarrà in ogni caso una delle pochissime scelte ponderate della stagione.
In pochissimi avrebbero accettato l’offerta di una società che naviga in acque così agitate. Comunque vada, questa è l’ennesima lezione di stile di un allenatore straordinario. La scelta di Sir Claudio è quanto di più romantico possiamo trovare nel calcio di oggi.










