Il mondo degli influencer e dei content creator sta vivendo una fase di transizione importante. L’invio dei questionari da parte dell’Agenzia delle Entrate segna l’inizio di una regolamentazione più strutturata di un settore che finora si muoveva in una zona grigia. Per gli operatori diventa quindi essenziale mettere ordine nella documentazione, distinguere con chiarezza le attività svolte e verificarne la coerenza fiscale e previdenziale.
I questionari, inviati non solo ai creator ma anche ad agenzie e intermediari, hanno l’obiettivo di ottenere una fotografia precisa delle attività e delle diverse forme di monetizzazione. Ai destinatari è stato dato un termine di 15 giorni per rispondere, fornendo informazioni come social utilizzati, nickname, email, URL, tipologia di contenuti e compensi percepiti. Non solo: vengono richiesti contratti con brand e agenzie, fatture, anche estere, ed estratti conto bancari. Tra i dati da fornire rientrano anche i rapporti con altri creator, eventuali partecipazioni societarie e i compensi ricevuti sotto forma di beni o servizi.
La mancata risposta ai questionari può comportare sanzioni amministrative comprese tra 250 e 2.000 euro, oltre alla possibilità per il fisco di determinare in modo induttivo il reddito. Dichiarazioni false o fuorvianti, invece, possono portare a conseguenze anche di natura penale.
A livello normativo, dal 1 gennaio 2025 è stato introdotto un codice Ateco specifico, il 73.11.03, dedicato all’influencer marketing. Questo strumento serve a migliorare il monitoraggio statistico ed economico del settore. Sul fronte previdenziale, la circolare n. 44 del 19 febbraio 2025 ha chiarito che i creator non rientrano soltanto nella Gestione separata o nel regime dei commercianti: se l’attività è di tipo artistico o interpretativo, i contributi devono confluire nel Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo (ex Enpals). In questo modo si introduce un doppio binario contributivo che distingue la promozione commerciale dall’attività legata allo spettacolo.










