Il trasporto pubblico non di linea, come i taxi, Uber e i servizi di noleggio con conducente, è spesso al centro di polemiche per la gestione delle corse e dei prezzi. In molte città, si osserva una tendenza dei tassisti a privilegiare corse più redditizie, trascurando richieste meno vantaggiose a livello economico, creando difficoltà per i residenti e gli utenti abituali. Questo comportamento alimenta problemi come disservizi, costi elevati e una distribuzione iniqua del servizio, penalizzando chi vive nelle aree meno centrali o meno frequentate.
Proprio per affrontare queste problematiche, ad aprile 2024, il Ministro Matteo Salvini ha proposto un nuovo regolamento per migliorare il servizio taxi e Uber. La nuova regola impone che tassisti e autisti Uber possano vedere solo il punto di partenza della corsa, mentre la destinazione viene comunicata al cliente una volta iniziato il viaggio. Il provvedimento punta a evitare che i tassisti privilegino le corse più redditizie a scapito delle altre, migliorando così il servizio per tutti gli utenti. Il decreto, attualmente in fase di revisione, attende una decisione definitiva entro gennaio 2025.
Nello stesso periodo, il Comune di Roma ha deciso di assegnare 1.000 nuove licenze per i taxi, una misura confermata dal Tar del Lazio nonostante le proteste di alcuni operatori.
Tuttavia, gli esperti sottolineano che tutte queste misure non bastino. Aumentare ulteriormente le licenze disponibili è fondamentale per rendere il servizio più accessibile e meno incline alla selezione delle corse.
Un aspetto rilevante del sistema attuale riguarda il consorzio 3570, attraverso cui circa il 50% dei taxi romani collabora con Uber. Questo accordo consente ai tassisti di rifiutare corse meno redditizie, contribuendo ai disservizi lamentati da molti clienti. In contrasto, i radiotaxi tradizionali applicano regole più rigide, vietando il rifiuto delle corse e prevedendo sanzioni per i tassisti che non rispettano le richieste.










