Era metà mattina di un tipico martedì di questo mese quando un dirigente di Ferrari ricevette una serie di messaggi inaspettati su WhatsApp. I messaggi sembravano provenire direttamente dal CEO dell’azienda, Benedetto Vigna, una figura di grande rilievo nel mondo dell’automobilismo di lusso. La natura dei messaggi era estremamente delicata: si parlava di una grande acquisizione e della necessità di firmare un Accordo di Non Divulgazione (NDA).
Nei messaggi, veniva richiesto di mantenere la massima discrezione, facendo riferimento alla regolazione del mercato italiano e alla Borsa di Milano. Si trattava di una discussione confidenziale, legata a un’operazione di copertura valutaria con problematiche con la Cina. Tuttavia, qualcosa non tornava. Il numero di telefono da cui provenivano i messaggi non era quello solito utilizzato dal CEO e l’immagine del profilo, sebbene raffigurasse Vigna con occhiali, giacca e cravatta davanti al logo Ferrari, appariva leggermente diversa.
Il dirigente, nonostante l’apparente autenticità dei messaggi e della voce che imitava perfettamente l’accento del sud Italia di Vigna, iniziò a nutrire sospetti. La voce, sebbene convincente, presentava intonazioni meccaniche che insospettirono il dirigente. Decise quindi di fare una domanda di verifica, chiedendo il titolo del libro consigliato da Vigna, “Decalogo della Complessità”. La chiamata si interruppe bruscamente, confermando i sospetti del dirigente. Ferrari avviò immediatamente un’indagine interna per approfondire l’accaduto.
Il caso di Ferrari non è isolato. Anche Mark Read, CEO di WPP Plc, è stato vittima di un tentativo di impersonazione tramite deepfake. Rachel Tobac, CEO di SocialProof Security, ha dichiarato che i tentativi di clonazione vocale sono in aumento. Un esempio eclatante riguarda una multinazionale truffata per 26 milioni di dollari.










