Il Governo italiano si appresta a tagliare l’IVA sulle opere d’arte dal 22 % al 5 %. Il provvedimento, che verrà approvato in Consiglio dei Ministri ed entrerà subito in vigore, dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro sessanta giorni per restare valido.
L’elevato prelievo fiscale aveva reso le opere vendute in Italia fino al 18 % più care rispetto alla Francia, spingendo molti collezionisti a fare acquisti all’estero. Di conseguenza, il mercato interno ha sofferto e molte gallerie hanno chiuso.
Da mesi artisti, galleristi e mercanti d’arte chiedevano una riduzione dell’aliquota, la più alta dell’Unione Europea. A marzo oltre 500 artisti hanno scritto a Giorgia Meloni, denunciando che la pressione fiscale mette a rischio la sopravvivenza dell’arte contemporanea italiana e che il Paese rischia di diventare un deserto culturale. Tra i firmatari, Michelangelo Pistoletto, Giorgio Griffa e Maurizio Cattelan, autore della celebre banana venduta per 6,2 milioni di euro.
L’IVA elevata, oltre ad allontanare i collezionisti, ha reso non competitive le fiere italiane, penalizzando gli artisti emergenti privi del sostegno delle gallerie locali.
Pepi Marchetti Franchi (Gagosian Roma) ha dichiarato che il sistema è diventato insostenibile. Per il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il taglio darà ossigeno all’intero ecosistema dell’arte, favorendo tutti gli operatori del settore.
Se confermata, la misura dovrebbe rilanciare la fiducia e riportare in Italia molte transazioni oggi dirottate all’estero.










