Nel 2021, El Salvador ha fatto la storia diventando il primo Paese al mondo a dichiarare il bitcoinvaluta legale, affiancandolo al dollaro statunitense, l’unica moneta in circolazione fino ad allora.
Ma ora, dopo due anni di negoziazioni con l’FMI, il parlamento di El Salvador ha deciso di revocare lo status di valuta legale al bitcoin. Con questa modifica legislativa, l’uso della criptovaluta nei negozi è tornato volontario e non è più possibile utilizzarla per il pagamento delle tasse. L’approvazione di un prestito da 1,4 miliardi di dollari da parte dell’FMI era subordinata a misure che riducessero i rischi associati al bitcoin, condizione che ha portato alla revisione della legge.
La decisione iniziale del governo guidato da Nayib Bukele nel 2021 era motivata dalla volontà di ridurre la dipendenza dalla Federal Reserve, facilitare le rimesse degli emigrati abbattendo i costi di transazione e attrarre investitori e aziende legate al settore delle criptovalute.
Per rendere possibile questa transizione, il governo ha investito oltre 200 milioni di dollari nella creazione di infrastrutture adeguate. Tra le iniziative principali vi sono state l’installazione di bancomat per bitcoin e il lancio del portafoglio digitaleChivo, distribuito gratuitamente ai cittadini con un incentivo iniziale di 30 dollari in bitcoin. Tuttavia, l’adozione di Chico non ha raggiunto i risultati sperati: dopo un anno, solo il 21% della popolazione lo utilizzava, percentuale che è scesa all’8% nel 2024. Di fronte a questi numeri, il governo ha preso in considerazione l’eliminazione o la vendita del portafoglio digitale.
L’esperimento di El Salvador con il bitcoin non è stato privo di problemi. Sono emersi numerosi casi di crimini legati alle criptovalute, tra cui truffe per ottenere più volte il bonus di 30 dollari e violazioni delle norme anti-riciclaggio. Nonostante ciò, la riserva nazionale di bitcoin del Paese ha raggiunto un valore di circa 610 milioni di dollari.










