Tra il 2022 e il 2023, la Federal Reserve (Fed) degli Stati Uniti ha attuato una serie di aumenti dei tassi di interesse, con un incremento complessivo di 5,25 punti percentuali tra marzo 2022 e luglio 2023. Questo intervento mirava a contrastare l’inflazione crescente che stava affliggendo l’economia. Tuttavia, i mercati finanziari ora prevedono una possibile riduzione dei tassi già a partire da settembre, rispondendo alle preoccupazioni che l’economia potrebbe rallentare troppo a causa di tassi d’interesse così elevati.
La Fed è stata oggetto di critiche per la sua risposta all’inflazione, soprattutto per il ritardo nel reagire al fenomeno nel 2021, quando i segnali di inflazione iniziavano a diventare evidenti. Personaggi come la senatrice Elizabeth Warren hanno esplicitamente richiesto una riduzione dei tassi di interesse, preoccupati che l’attuale politica monetaria possa danneggiare i lavoratori e l’economia nel suo complesso.
L’ex presidente Donald Trump è stato uno dei critici più grandi del presidente della Fed, Jerome Powell. Trump ha accusato Powell di essere stato troppo lento o troppo veloce nelle sue decisioni sui tassi di interesse, pur affermando di avere comunque un buon rapporto con lui. Trump ha anche espresso l’opinione che il presidente degli Stati Uniti dovrebbe avere un’influenza diretta sulle decisioni della Fed, basandosi sul proprio istinto affinato dal successo negli affari.
Nel contesto di una possibile nuova candidatura presidenziale, Trump ha proposto modifiche strutturali al funzionamento della Fed. Tra queste, ha suggerito che la Fed dovrebbe essere obbligata a consultarsi con il presidente prima di prendere decisioni sui tassi di interesse. Inoltre, ha proposto che la Casa Bianca supervisioni le modifiche regolamentari della Fed, con il Tesoro degli Stati Uniti che agirebbe come ente supervisore, garantendo che le politiche monetarie siano allineate con le priorità dell’amministrazione.











