Nel primo trimestre del 2025, l’economia cinese ha registrato una crescita del PIL pari al 5,4% su base annua, superando le previsioni degli analisti che si aspettavano un incremento del 5,1%. Questo risultato positivo arriva nonostante diverse sfide interne, tra cui un settore immobiliare in difficoltà e una domanda interna più debole del previsto. Un grande contributo è arrivato dal commercio estero: le esportazioni cinesi sono salite del 6% nel trimestre, spinte da un forte incremento a marzo legato alle attese sulle nuove tariffe americane.
Tuttavia, il contesto internazionale si fa sempre più complesso, con le tensioni commerciali con gli Stati Uniti che si intensificano. Il presidente americano Donald Trump ha introdotto dazi fino al 145% su alcuni beni cinesi, provocando una risposta altrettanto decisa da parte di Pechino, che ha innalzato le tariffe sui prodotti statunitensi al 125%, definendo la strategia americana una “barzelletta”.
Queste misure protezionistiche hanno influito negativamente sulle previsioni economiche per i prossimi mesi. Nonostante l’inizio d’anno positivo, diversi analisti prevedono un rallentamento della crescita cinese a causa delle crescenti tensioni commerciali. Morgan Stanley ha già rivisto al ribasso le proprie stime per il 2025, passando da una crescita del 4,5% al 4,2%, citando l’impatto diretto dei nuovi dazi statunitensi.
In questo contesto, il governo cinese ha ribadito l’obiettivo di crescita economica “intorno al 5%” per il 2025 e ha annunciato nuove misure per stimolare l’economia. Tra queste, l’intenzione di ridurre i tassi di interesse e il coefficiente di riserva obbligatoria per le banche, ovvero la percentuale di denaro che gli istituti di credito devono tenere accantonata presso la banca centrale e non possono utilizzare per concedere prestiti. Riducendo questo coefficiente, le banche possono immettere più liquidità nel sistema economico, facilitando l’accesso al credito e sostenendo la ripresa nel medio termine.










