Dal 1992, il Codice della Strada prevede che gli autovelox siano “debitamente omologati”. Tuttavia, in oltre trent’anni, nessun decreto attuativo ha mai regolato formalmente questa omologazione.
In assenza di una norma tecnica specifica, il Ministero delle Infrastrutture ha sempre operato con approvazioni ministeriali, un procedimento meno rigoroso e non equiparabile all’omologazione.
La situazione è rimasta ambigua fino al 2024, quando la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10505, ha stabilito che le multe emesse con dispositivi non omologati sono nulle. I giudici hanno chiarito che l’approvazione ministeriale non è sufficiente: serve l’omologazione formale.
Questa sentenza ha riacceso il dibattito sulla validità di milioni di sanzioni, in particolare quelle emesse da autovelox installati prima del 2017.
Nel frattempo, su richiesta del ministro Matteo Salvini, l’ANCI ha censito gli autovelox attivi: solo il 40,6% dei fissi e il 32,8% dei mobili risultano approvati dopo il 2017. Ciò significa che gran parte dei dispositivi oggi in uso potrebbe non essere conforme.
Senza un nuovo decreto, resta il rischio che molti autovelox debbano essere disattivati. Una scadenza informale è già sul tavolo: entro il 12 giugno 2025, tutti i dispositivi dovranno essere regolarmente omologati, altrimenti verranno spenti.










