Il governo australiano sta lavorando per introdurre una nuova regolamentazione che obbligherebbe le piattaforme digitali, come Google, Meta, ByteDance a compensare gli editori per l’utilizzo dei loro contenuti.
La proposta, sembrerebbe essere una risposta alla decisione di Meta di interrompere i finanziamenti per le notizie locali. Ma quali sono i dettagli di questa misura e i suoi effetti?
Le nuove regole prevedono che le piattaforme digitali paghino per le notizie australiane indipendentemente dagli accordi stipulati con gli editori.
Questo “Incentivo alla contrattazione delle notizie” introduce una tassa per le piattaforme digitali con un fatturato australiano superiore a 250 milioni di dollari. Sono quindi incluse aziende come come Meta, ByteDance e Google.
La tassa è retroattiva a partire dal 1 gennaio 2025 e sarà rimborsabile qualora le piattaforme negozino direttamente con gli editori, spingendo così verso accordi diretti.
Le risposte delle aziende tecnologiche sono state diverse. Meta ha criticato la tassa, sostenendo che gli utenti non utilizzano le piattaforme per leggere le notizie. Google, invece, ha riaffermato il suo impegno per il giornalismo, rinnovando gli accordi con gli editori.
L’accesso a notizie affidabili e di qualità è tra i principali benefici sperati. Tuttavia, si sottolinea la necessità di trasparenza nell’uso dei fondi ricevuti dagli editori, per garantire un impatto positivo sull’intero settore.
Gli editori potrebbero recuperare i ricavi persi dopo l’interruzione dei finanziamenti da parte di Meta, ma si teme che le piattaforme possano favorire accordi con grandi testate, penalizzando così i piccoli editori. Per questo motivo, gli editori indipendenti chiedono garanzie di equità.
Le grandi testate, invece, vedono la misura come un’opportunità per rilanciare il giornalismo e ricostruire il settore.










