Negli Stati Uniti si riaccende il dibattito su TikTok: la Corte d’Appello del Distretto di Columbia ha confermato una legge federale che potrebbe obbligare l’app a separarsi dalla proprietà cinese per continuare a operare. Questa decisione punta a proteggere la sicurezza nazionale, evitando che l’app venga usata per diffondere propaganda o sorvegliare gli utenti americani.
La sentenza ha rigettato le contestazioni di ByteDance, proprietaria dell’app, e degli utenti, che avevano invocato il Primo Emendamento per opporsi. La Corte, però, ha sottolineato l’importanza di proteggere la libertà di parola dagli interventi di una “nazione straniera avversaria”, in questo caso la Cina. Il Congresso, quindi, ha il diritto di limitare il potere di TikTok negli Stati Uniti.
La legge “Vendi o vieta”, firmata da Biden ad aprile con il supporto di entrambi i partiti, ha l’obiettivo di impedire che la Cina usi TikTok per sorvegliare i cittadini americani o diffondere propaganda. La legge è stata ispirata da briefing dell’intelligence americana che hanno messo in guardia i legislatori sui possibili rischi legati a TikTok.
Ironia della sorte, Donald Trump, che tornerà alla Casa Bianca a gennaio, si ritroverà di nuovo coinvolto in questa battaglia. Nel 2019, quando era presidente, aveva già provato a imporre il divieto dell’app o la sua vendita a una società americana, ma oggi la sua posizione è cambiata: durante la campagna elettorale ha detto di non essere favorevole al divieto di TikTok.
Oggi TikTok ha oltre 170 milioni di utenti negli Stati Uniti, e il 17% degli adulti americani afferma di ricevere regolarmente notizie tramite l’app, una percentuale quintuplicata rispetto al 2020. Nonostante le preoccupazioni per la sicurezza, alcuni legislatori criticano la mancanza di prove concrete su un uso illecito della piattaforma da parte della Cina. Con la nuova sentenza, la questione rimane più che mai aperta e divisiva.










