ANZ, uno dei maggiori colossi bancari australiani, è al centro di una vicenda che ha suscitato forti polemiche. L’istituto, presente in 29 Paesi con 10 milioni di clienti e oltre 42mila dipendenti, sta attraversando una fase di profonda riorganizzazione sotto la guida del nuovo CEO Nuno Matos, che punta ad aumentare la produttività e ridurre le inefficienze dopo anni turbolenti anche in Borsa.
La notizia che ha fatto scalpore riguarda i 100 dirigenti che hanno scoperto il proprio licenziamento aprendo una mail in cui veniva chiesta la restituzione del computer aziendale. Un messaggio corretto nella sostanza ma sbagliato nei tempi e nei modi, visto che i diretti interessati non erano stati informati in precedenza. La banca si è scusata “incondizionatamente” per l’errore, offrendo supporto psicologico ai dipendenti coinvolti, ma ha confermato la decisione sui licenziamenti. “Ci impegniamo a trattare i nostri colleghi con dignità e rispetto”, ha dichiarato Bruce Rush, dirigente dell’istituto.
Nonostante le scuse, la reazione dei sindacati è stata durissima. La Financial Sector Union ha definito il metodo “disgustoso” e ha puntato il dito contro il nuovo CEO, accusato di imporre un “ritmo caotico del cambiamento” che avrebbe favorito errori di questo tipo.
Il caso arriva in un momento paradossale: appena pochi mesi fa, nel Rapporto annuale 2024, il presidente Paul O’Sullivan aveva lodato l’impegno dei dipendenti.










