Volkswagen prevede di chiudere almeno tre stabilimenti in Germania, come annunciato dal Consiglio di fabbrica. Daniela Cavallo, presidente del Consiglio, ha dichiarato che nessuno stabilimento è al sicuro e che anche altri potrebbero essere ridimensionati. Lo stabilimento di Osnabrueck è particolarmente a rischio dopo la perdita di un contratto con Porsche.
La crisi di Volkswagen è dovuta sia alla debolezza dell’economia che alle politiche per passare all’auto elettrica, che stanno creando difficoltà per tutto il settore automobilistico europeo. A peggiorare la situazione, Volkswagen ha proposto, durante i negoziati salariali, di tagliare i salari del 10% e di non aumentare gli stipendi per i prossimi due anni, riducendo così le buste paga del 18% circa.
Attualmente Volkswagen impiega circa 120.000 persone in Germania, metà delle quali lavorano nello stabilimento di Wolfsburg. Tuttavia, la fine del programma di sicurezza del lavoro, annunciata a settembre, potrebbe portare a licenziamenti dal 2025. Il governo tedesco ha chiesto all’azienda di proteggere i posti di lavoro, esortandola a non far pagare ai dipendenti gli errori del passato. Anche il sindacato IG Metall si è opposto ai piani di risparmio di Volkswagen, definendoli una “pugnalata al cuore” per i lavoratori.
Le preoccupazioni sono condivise anche a livello istituzionale. Il viceministro Valentino Valentini e il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, hanno sottolineato la necessità di un approccio tecnologicamente neutrale per affrontare la crisi del settore automobilistico in modo globale.










