Oggi l’aspettativa di vita globale è stabile, ma nei paesi avanzati la crescita è rallentata rispetto al passato. Nel 1900, l’aspettativa di vita media era di soli 39 anni, mentre nel 1990 era salita a 74 anni, con un aumento di circa 3 anni per decennio.
Dal 1990, però, la crescita ha subito un rallentamento, stabilizzandosi a 78 anni nel 2020. La pandemia di Covid-19 ha ulteriormente influenzato questo dato, facendo scendere l’aspettativa di vita a 77 anni nel 2021.
Secondo uno studio pubblicato su Nature Aging da ricercatori di Harvard, l’aspettativa di vita sembra aver raggiunto un punto di stabilità, il che suggerisce la necessità di cambiamenti significativi nella medicina per ottenere ulteriori miglioramenti.
Il futuro della longevità potrebbe potrebbe risiedere in nuovi cocktail di farmaci, progettati per contrastare l’infiammazione cronica legata all’invecchiamento.
Un promettente campo di ricerca, noto come inflammaging’, si concentra proprio su questo attraverso l’invecchiamento legato all’infiammazione cronica. Gli scienziati stanno lavorando per combinare farmaci già disponibili con l’obiettivo di ridurre l’infiammazione e migliorare la qualità della vita degli anziani.
Se questi studi avranno successo, il numero di centenari in Italia potrebbe aumentare significativamente, passando dagli attuali 23 mila a centinaia di migliaia nel prossimo futuro.
Uno studio condotto su dieci paesi, inclusa l’Italia, ha mostrato un aumento medio dell’aspettativa di vita di 6,5 anni negli ultimi trent’anni. Tuttavia, secondo il demografo Jay Olhansky, il rapido aumento della longevità potrebbe essersi arrestato, con un limite massimo dell’aspettativa di vita che potrebbe stabilizzarsi intorno agli 85 anni.
Non tutti concordano: Claudio Franceschi, dell’Università di Bologna, ritiene che i progressi della medicina potrebbero portare a una nuova accelerazione della longevità, grazie a scoperte e terapie in fase di sviluppo.










