La pirateria digitale coinvolge sempre più persone, soprattutto a causa dell’aumento dei costi degli abbonamenti e della frammentazione dei servizi. In questo contesto, il Tribunale di Lecce ha emesso una sentenza che riguarda un’inchiesta su diversi residenti del Salento, accusati di aver utilizzato sistemi illegali come il cosiddetto “pezzotto”.
L’inchiesta ha scoperto che gli imputati avevano comprato abbonamenti IPTV illegali da un fornitore a Gallarate, pagando tramite Postepay. Con un unico abbonamento, potevano guardare Sky, Dazn, Mediaset Premium, Disney e molto altro: partite di calcio, eventi sportivi, film e documentari, tutto con un telecomando.
Il Tribunale ha assolto gli imputati, inclusi quelli che avevano scelto il rito abbreviato. La motivazione? Non c’erano prove che avessero creato o venduto i supporti illegali. Il loro utilizzo è stato considerato solo a scopo personale, quindi non punibile come reato di ricettazione.
Questa sentenza segue una linea già stabilita dalla Corte di Cassazione: usare strumenti illegali per uso personale non è un crimine penale, ma una violazione amministrativa. Senza prove di commercio, gli imputati non rischiano il carcere.
Chi utilizza il “pezzotto” non commette un reato penale, ma rischia una multa di 154 euro. Questa decisione potrebbe fare da precedente per casi simili, chiarendo la differenza tra uso personale e commercio illegale.










