La disputa tra Coca-Cola e le autorità fiscali statunitensi (IRS) riguarda $16 miliardi in tasse arretrate, una questione che dura da quasi 20 anni. Questa battaglia si concentra su come Coca-Cola gestisce i profitti delle sue filiali estere.
Nel 1996, CocaCola e l’IRS avevano concordato un metodo per redistribuire i profitti delle filiali alla società madre negli Stati Uniti. Tuttavia, nel 2015, l’IRS ha cambiato posizione, sostenendo che le filiali estere non dovrebbero guadagnare più degli imbottigliatori negli Stati Uniti. Le filiali estere, situate in paesi come Irlanda, Brasile ed Eswatini, producevano il concentrato della bevanda in paesi con tasse basse e lo vendevano agli imbottigliatori, trattenendo , secondo le accuse, grandi profitti.
Nel 2020, il giudice Albert Lauber ha stabilito che questi profitti erano eccessivi e dovuti alle basse tasse pagate nei paesi esteri. Coca-Cola ha subito annunciato di voler fare appello contro questa decisione.
Per Coca-Cola, le conseguenze finanziarie sono enormi. La società deve pagare $6 miliardi per coprire le tasse e gli interessi relativi agli anni dal 2007 al 2009, oltre ad altri 10 miliardi per i successivi 15 anni. Tuttavia, questi importi non sono stati ancora contabilizzati nei bilanci aziendali, poiché Coca-Cola ritiene di avere più del 50% di probabilità di vincere l’appello, una valutazione supportata anche dai consulenti esterni di EY.
L’IRS accusa Coca-Cola di aver nascosto i profitti negli Stati Uniti per pagare meno tasse, una questione che potrebbe influenzare la capacità del governo di combattere l’evasione fiscale.
Con $16 miliardi in gioco, il caso rappresenta un test importante nella lotta contro l’evasione fiscale. Coca-Cola è determinata a continuare la battaglia legale, sostenendo la correttezza delle sue pratiche fiscali.










