Per la prima volta, un uomo ha vissuto per cento giorni con un cuore artificiale in titanio prima di ricevere un trapianto. Il dispositivo, chiamato Bivacor, potrebbe rivoluzionare il trattamento delle insufficienze cardiache gravi, fungendo da supporto temporaneo in attesa di un organo donato.
L’intervento è stato effettuato al St Vincent’s Hospital di Sydney, e il paziente ha potuto vivere a casa con il dispositivo, un risultato senza precedenti. In passato, cinque persone avevano ricevuto il Bivacor, ma nessuna era sopravvissuta così a lungo.
Il successo di questo impianto permette di studiare come i pazienti possano convivere con un cuore artificiale nella vita quotidiana. Joseph Rogers, presidente del Texas Heart Institute, che ha guidato i primi test clinici negli Stati Uniti, sottolinea come finora il Bivacor sia stato utilizzato solo come misura temporanea, ma alcuni esperti ipotizzano che possa diventare una soluzione permanente per chi non è idoneo a un trapianto.
Solo negli Stati Uniti, circa sette milioni di persone soffrono di patologie cardiache gravi, ma nel 2023 sono stati effettuati appena 4.500 trapianti, a causa della carenza di donatori. Se i test confermeranno la sicurezza e l’efficacia del Bivacor, il dispositivo potrebbe rappresentare una valida alternativa.
Come riportato da La Repubblica, il cuore artificiale, delle dimensioni di un’arancia, è stato sviluppato dall’ingegnere biomedico australiano Daniel Timms. Funziona grazie a un rotore magnetico sospeso, che pompa il sangue in modo continuo. Un cavo sottocutaneo collega il dispositivo a un’unità di controllo portatile, alimentata da batterie di giorno e ricaricabile di notte.
Sebbene siano necessari ulteriori studi per verificarne l’efficacia a lungo termine, la tecnologia apre nuove prospettive nel trattamento delle malattie cardiache, offrendo speranza a migliaia di pazienti in attesa di un trapianto.










