UniCredit ha deciso di ritirarsi ufficialmente dall’acquisizione di Banco BPM. UniCredit è uno dei maggiori gruppi bancari europei, con oltre 1.000 miliardi di euro di attivi, mentre Banco BPM è la terza banca italiana per dimensioni, con circa 200 miliardi di euro di attivi. L’operazione, che sarebbe stata una delle più importanti nel cosiddetto “risiko bancario” italiano (cioè il giro di fusioni tra grandi banche), è saltata dopo settimane di ostacoli politici e giudiziari.
Fin dall’inizio, il governo Meloni si era detto contrario all’affare perché temeva che l’operazione potesse portare a una concentrazione eccessiva nel settore bancario, riducendo la concorrenza e aumentando l’influenza di UniCredit nel sistema finanziario italiano. Su richiesta della stessa Banco BPM, è stato attivato il golden power, uno strumento che permette al governo di bloccare o mettere dei paletti alle operazioni economiche considerate sensibili per l’interesse nazionale. Questo ha impedito a UniCredit di trattare direttamente con gli azionisti di Banco BPM.
Anche se una sentenza del TAR del Lazio ha parzialmente ridimensionato il blocco, le incertezze restavano. Perfino l’Unione Europea è intervenuta, criticando duramente l’interferenza del governo, vista come un freno alla libera concorrenza.
Nel frattempo, la Consob ha sospeso due volte l’offerta: prima a maggio e poi di nuovo intorno al 16 luglio, posticipando la scadenza dal 23 luglio al 21 agosto. Questi stop sono stati decisi per via dei dubbi e delle condizioni imposte dal governo, che hanno rallentato tutto e reso più complicato per gli azionisti decidere.
Alla fine, UniCredit ha deciso che non c’erano più le condizioni per andare avanti: troppi ostacoli, troppa incertezza e tempi ormai fuori controllo.










