Un giudice del Delaware ha confermato l’annullamento di un pacchetto retributivo destinato a Elon Musk da parte di Tesla, inizialmente del valore di $50 miliardi e ora salito a 100 miliardi grazie all’aumento del valore delle azioni dell’azienda. La decisione riguarda uno degli accordi di compensazione più rilevanti e controversi degli ultimi anni, e mette in discussione la governance e i rapporti tra il consiglio di amministrazione di Tesla e il suo CEO.
Già a gennaio il giudice aveva espresso il suo parere: gli azionisti non erano stati adeguatamente informati sul pacchetto retributivo e il consiglio di amministrazione di Tesla non risultava abbastanza indipendente da Musk. Nonostante l’azienda abbia tentato di legittimare l’accordo attraverso una seconda votazione degli azionisti lo scorso giugno, il giudice ha stabilito che tale voto non poteva ribaltare una decisione basata su prove già valutate. Inoltre, è stato chiarito che una votazione successiva non può risolvere i conflitti d’interesse tra Musk e il consiglio.
L’accordo in questione era stato raggiunto nel 2018 e prevedeva che Musk ricevesse delle opzioni su azioni se il valore di mercato di Tesla fosse aumentato in modo significativo, e se le vendite e gli utili fossero cresciuti. Musk ha soddisfatto tutte queste condizioni, ottenendo le opzioni, che però non avrebbe potuto vendere per cinque anni. Ora, però, l’annullamento della sentenza iniziale getta un’ombra sul diritto del CEO di Tesla di trattenere tali benefici.
La causa è stata portata avanti da Richard J. Tornetta, un azionista che ha accusato il consiglio di Tesla di non essere realmente indipendente da Musk e di aver fornito informazioni fuorvianti agli investitori. Le argomentazioni hanno convinto il giudice.
Tesla potrebbe ora pensare di creare un nuovo pacchetto retributivo sotto la giurisdizione del Texas, dove ha spostato la sua sede legale.
Oltre all’annullamento del pacchetto, Tesla dovrà anche pagare 345 milioni di dollari agli avvocati degli azionisti. Questa cifra è ben lontana dalla richiesta iniziale di 5,6 miliardi, ma viene comunque vista come una vittoria per gli azionisti.










