Il 23 maggio 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di mettere dazi del 50% su tutti i prodotti importati dall’Unione Europea a partire dal 1 giugno. Il motivo? Secondo lui, i negoziati commerciali con Bruxelles stavano andando troppo a rilento. Una mossa che ha sorpreso molti e aumentato le tensioni tra USA e UE.
Due giorni dopo, il 25 maggio, Trump ha parlato al telefono con Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Durante la chiamata, von der Leyen ha chiesto di spostare la scadenza per i negoziati al 9 luglio, dicendo che serviva più tempo per trovare un accordo giusto. Trump ha definito la conversazione “molto piacevole” e ha accettato di rimandare l’entrata in vigore dei dazi.
Entrambe le parti hanno mostrato apertura: Trump ha detto che von der Leyen vuole iniziare una “vera trattativa”, mentre lei ha parlato di una “buona chiamata” e ha ribadito che l’UE vuole portare avanti i negoziati in modo rapido e deciso.
La notizia del rinvio ha avuto subito un impatto positivo sui mercati: lo Stoxx Europe 600 è salito dello 0,7%, il DAX tedesco dell’1,6% e il CAC 40 francese dell’1,3%. Anche negli Stati Uniti i numeri sono saliti: il Dow Jones +1%, l’S&P 500 +1,1% e il Nasdaq-100 +1,2%.
Se i dazi dovessero scattare davvero, l’UE ha già pronto un pacchetto di contromisure da 21 miliardi di euro che colpirebbe prodotti americani come mais, grano, moto e vestiti. Si parla anche di un’ulteriore lista da 95 miliardi che includerebbe aerei Boeing, auto e bourbon whiskey.
La nuova data chiave è il 9 luglio 2025. Se entro quel giorno non si troverà un accordo, i dazi minacciati da Trump potrebbero entrare in vigore, rischiando di peggiorare ancora di più i rapporti economici tra USA e UE.










