Il 2011 è stato l’anno d’oro degli sparatutto: Activision presentava Modern Warfare 3 e EA Battlefield 3, due titoli amatissimi dai videogiocatori. Due giochi agli antipodi, ma entrambi capaci di dominare il mercato: il primo frenetico e veloce, il secondo più lento e tattico. Nel 2013 arrivano Black Ops II e Battlefield 4, veri colossi dell’intrattenimento videoludico.
Poi cosa è successo? Con Battlefield Hardline, Electronic Arts non è più riuscita a tenere il passo dei rivali di Activision, rilasciando titoli pieni di problemi che hanno portato la community di Battlefield a sgretolarsi, spostandosi verso altri giochi.
Il momento più basso della saga è datato 2021 con Battlefield 2042. Presentato come la rinascita della serie, il gioco si è rivelato incompleto e pieno di problemi, diventando uno dei capitoli meno venduti della storia del franchise.
Lo stesso anno, Activision lanciava Vanguard, controverso e divisivo, ma comunque riuscito grazie a Warzone, il Battle Royale gratuito.
Questo dominio di mercato ha permesso ad Activision di ignorare i problemi dei propri multiplayer e del Battle Royale, minimizzando la concorrenza delle produzioni minori.Activision ha promesso soluzioni, ma raramente le ha realmente implementate, forte del fatto di essere l’unica a offrire un prodotto simile sul mercato. Fino ad ora.
EA si è rimboccata le maniche: con Battlefield 6 e Redsec il lavoro svolto ha superato le aspettative, soddisfacendo i fan di vecchia guardia. Il gioco è solido, ben bilanciato, e ricorda in certi tratti i migliori capitoli della saga. Il Battle Royale riprende lo stile lento e tattico del multiplayer, pur risultando scorrevole e a tratti frenetico.
Paradossalmente, i primi a gioire dell’uscita del nuovo Battlefield sono proprio i giocatori di Call of Duty, che con l’imminente Black Ops 7 sperano che Activision risolva finalmente i problemi del loro gioco, temendo che Battlefield possa sottrarre loro una fetta di mercato storicamente monopolizzata.










