Tesla ha appena lanciato il suo primo servizio di robotaxi ad Austin, in Texas. Il debutto è avvenuto domenica 22 giugno, con circa dieci auto Model Y in strada. Ma attenzione: per ora si tratta di una fase sperimentale. Al posto del guidatore c’è un sedile vuoto, mentre sul lato passeggero c’è un dipendente Tesla pronto a intervenire in caso di problemi.
Il servizio è disponibile solo per un gruppo ristretto di influencer e per ora costa 4,20 dollari a corsa, una tariffa riservata al gruppo ristretto di influencer, come annunciato da Elon Musk. Le auto si muovono in una zona limitata della città e evitano incroci complicati. In caso di emergenze, dei tecnici possono intervenire da remoto.
Queste Tesla non usano sensori come radar o lidar, ma solo videocamere. Una scelta che Musk definisce più economica e facile da estendere su larga scala. A differenza dei concorrenti, come Waymo e Zoox, che puntano su tecnologie più complesse e già viaggiano senza nessun umano a bordo. L’obiettivo di Tesla è raggiungere lo stesso livello dei concorrenti, ma con un approccio più semplice e veloce.
Nonostante tutto, il lancio dei robotaxi ha avuto un effetto positivo su Tesla in borsa: da aprile le azioni sono cresciute del 50%, dopo un periodo di forti cali, grazie anche all’ottimismo degli investitori che sperano in un rilancio dell’azienda. Di recente, Tesla ha avuto vendite in calo e qualche grana legata all’attivismo politico di Musk.
Elon Musk ha promesso mille robotaxi in circolazione “entro pochi mesi”, con espansione a San Francisco e Los Angeles. Ha anche detto di essere “super paranoico” sulla sicurezza. Ma non tutti sono convinti: secondo Bryant Walker Smith, docente di diritto, Tesla non ha ancora dimostrato di essere abbastanza affidabile. Anche l’analista Dan Levy (Barclays) è scettico: servono più infrastrutture, e superare aziende come Waymo non sarà facile.










