Il tema della morte assistita continua a suscitare dibattiti accesi in tutto il mondo, e l’introduzione di nuove tecnologie sta spostando ulteriormente la linea immaginaria che c’è tra etica e innovazione.
Questi giorni è sull’occhio del ciclone Sarco, un dispositivo dalla forma di un sarcofago, progettato per provocare la morte attraverso l’ipossia, ovvero la mancanza di ossigeno nel corpo, ottenuta tramite l’inalazione di azoto puro.
Martedì 24 settembre, infatti, in Svizzera, le autorità hanno dichiarato che “diverse persone” sono state arrestate, con l’accusa di istigazione e aiuto al suicidio, per un caso di morte assistita avvenuto proprio tramite l’utilizzo di Sarco.
Le autorità non hanno fornito molte informazioni ma parrebbe che la persona deceduta tramite Sarco sia una donna statunitense di 64 anni affetta da una grave malattia.
Sarco è stato concepito con l’obiettivo di de-medicalizzare il processo di morte assistita, offrendo a chi desidera porre fine alla propria vita una soluzione autonoma, libera dal controllo medico. Una volta all’interno del macchinario, l’utente può attivare il meccanismo premendo un pulsante.
Il macchinario è stato originariamente sviluppato nei Paesi Bassi, ma il suo utilizzo non è legale in Svizzera, nonostante il dibattito in corso.
La Svizzera, infatti, permette la morte assistita, ma solo in circostanze molto specifiche. La persona che sceglie di morire deve essere in grado di compiere l’atto autonomamente e senza influenze esterne di natura “egoistica”.
Le autorità elvetiche hanno considerato Sarco un dispositivo non sicuro. La ministra della Salute, Baume-Schneider, ha dichiarato che l’uso di azoto per provocare la morte non è compatibile con la legislazione svizzera, e l’uso del macchinario potrebbe portare a sanzioni legali.










