Per chi sogna di diventare medico, il futuro potrebbe riservare non poche difficoltà. Se da un lato il numero di laureati in Medicina è destinato a crescere, dall’altro il ricambio generazionale nel Servizio sanitario nazionale (SSN) subirà un drastico rallentamento. Secondo uno studio di Anaao Assomed, entro il 2032 gli esuberi tra i giovani medici potrebbero superare le 60.000 unità, un dato allarmante considerando la carenza di professionisti che ha afflitto il sistema sanitario negli ultimi anni.
Il picco di pensionamenti, che nel 2024 raggiungerà le 14.000 uscite, inizierà a ridursi progressivamente fino ad attestarsi intorno alle 7.900 nel 2032. Nel frattempo, il numero di nuovi laureati potrebbe quasi raddoppiare, passando dagli attuali 12.000 a oltre 25.000 nei prossimi sei anni. Questo squilibrio rischia di creare una generazione di giovani medici senza un’adeguata collocazione nel SSN, riproponendo una condizione di sovrabbondanza di personale che non si vedeva dagli anni Ottanta.
Come riportato da Il Sole 24 Ore, a meno di interventi strutturali, molti di questi professionisti potrebbero essere assorbiti dal settore privato o costretti a emigrare, trasformando l’Italia in una sorta di “Cuba del Mediterraneo”, un Paese che forma medici per il mercato estero.
Per scongiurare questa crisi, la soluzione non può essere un mero aumento delle iscrizioni a Medicina, ma un ripensamento complessivo delle politiche sanitarie. Servirebbe un piano straordinario di assunzioni con almeno 25.000 ingressi immediati, oltre a misure per rendere più attrattivo il lavoro ospedaliero, migliorando stipendi e condizioni di lavoro.
Nel frattempo, il bisogno di salute continua a crescere: l’invecchiamento della popolazione ha già portato la percentuale di over 65 dal 18,7% al 23,8% tra il 2002 e il 2022, e gli over 80 sono passati dal 4,38% al 7,6%. Tuttavia, il numero di medici non è aumentato di conseguenza, risultando inferiore alla media europea per abitanti over 75.










