Strade trasformate in canali, sottopassaggi invasi dall’acqua e parchi completamente allagati: negli ultimi mesi Singapore ha dovuto fare i conti con quelle che gli esperti definiscono “inondazioni fastidiose”.
Eventi che non mettono seriamente a rischio persone o edifici, ma che per Singapore, famoso anche per la sua pianificazione meticolosa, suonano come un campanello d’allarme per il futuro.
Le previsioni non sono rassicuranti: entro il 2100, il livello del mare attorno all’isola potrebbe crescere di circa 1,15 metri. Nel caso ci fossero forti emissioni, le acque potrebbero alzarsi addirittura di 2 metri entro il 2150. E quando si combinano maree eccezionali e mareggiate, i livelli potrebbero arrivare fino a 5 metri oltre quelli attuali, sommergendo quasi un terzo del territorio di Singapore.
Per prevenire questo rischio, il governo sta pensando in grande: la costruzione di una catena di isole artificiali lunga 13 chilometri, progettata per essere abitata e, al tempo stesso, agire come una diga capace di proteggere i 50 chilometri di costa sud-orientale. Il progetto ha già un nome provvisorio, “Long Island”, e si presenta come una delle opere ingegneristiche più imponenti nella storia del Paese.
Si parla di decenni di lavori e di un investimento da miliardi di dollari per recuperare circa 8 km di terreno, pari a due volte e mezzo la superficie di Central Park a New York.
Al momento, ingegneri e ambientalisti stanno ancora valutando i dettagli tecnici e l’impatto ecologico dell’opera, e la forma finale di Long Island non è stata ancora decisa. Tuttavia, il governo sembra convinto di portare a termine il progetto entro la fine del secolo.
Il governo prevede di impiegare “alcuni decenni” solo per la progettazione e la costruzione. E anche una volta completato il processo di bonifica, potrebbero volerci anni, se non decenni, prima che il terreno sia pronto per essere edificato.
SingaporeDigaLongIsland


















