Sempre più paesi in via di sviluppo stanno cercando alternative al dollaro per pagare meno interessi sui debiti. Il motivo? I tassi fissati dalla banca centrale americana (la Federal Reserve) sono oggi tra il 4,25% e il 4,5%, e rendono molto costoso prendere in prestito denaro in dollari.
Per questo, secondo quanto riportato dal Financial Times, molte nazioni stanno guardando a valute con tassi più bassi, come il renminbi cinese e il franco svizzero. La Cina, ad esempio, presta soldi a un tasso dell’1,4%, mentre la Svizzera ha azzerato i tassi già da giugno. Questo rende i prestiti in queste valute molto più convenienti.
La Cina gioca un ruolo centrale anche con il suo maxi piano Belt and Road, da 1.300 miliardi di dollari, con cui offre prestiti in renminbi per costruire infrastrutture in altri paesi. Anche se, al momento, si tratta ancora di casi isolati e non di una tendenza generalizzata.
Ci sono però già alcuni esempi concreti. Il Kenya vuole convertire un prestito ferroviario da 5 miliardi di dollari in renminbi. Lo Sri Lanka, dopo il fallimento economico del 2022, cerca fondi in valuta cinese per completare un’autostrada. Panama ha ricevuto 2,4 miliardi in franchi svizzeri, risparmiando oltre 200 milioni rispetto a un prestito in dollari. E la Colombia sta valutando se rifinanziare debiti molto costosi in dollari e pesos con nuovi prestiti in franchi svizzeri a tassi più bassi.
Queste scelte, però, non sono prive di rischi. Sono spesso soluzioni temporanee, utili nel breve periodo. Inoltre, prendere soldi in valute come renminbi o franchi può essere complicato, perché i paesi che li usano di solito non incassano abbastanza in quelle stesse valute, e devono proteggersi dal rischio che il cambio non giochi a loro favore. E comunque, per tornare a farsi prestare soldi in dollari a condizioni accettabili, servono basi economiche solide.
















