Il settore automotive attraversa una crisi profonda, con gravi rischi per il mercato del lavoro. La crescita stagnante e la riduzione della domanda per i veicoli elettrici mettono a rischio decine di migliaia di posti. Entro il 2030, si stima che circa 130.000 addetti in Europa potrebbero perdere il lavoro, pari a meno dell’8% della forza lavoro totale. Negli Stati Uniti, la situazione è altrettanto critica, con potenziali perdite di 100.000-150.000 posti nella componentistica.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, le case automobilistiche stanno reagendo con strategie differenziate. Volkswagen ha avviato un piano di risparmi da 10 miliardi di euro entro il 2026, con una riduzione del personale amministrativo fino al 20%, che potrebbe tradursi in 2.600 licenziamenti entro il 2025. BMW e Mercedes-Benz, invece, non prevedono significativi tagli alla forza lavoro.
Stellantis affronta incertezze sia in Francia che in Italia, con rispettivamente 2.000 e 3.200 posti a rischio, accompagnati da piani di riduzione del personale e cassa integrazione. Negli Stati Uniti, Ford ha annunciato il taglio di 3.800 dipendenti, principalmente in Europa, mentre General Motors prevede 1.000 licenziamenti tra gli ingegneri del software. Anche Tesla, nonostante la leadership nel settore elettrico, ha annunciato il licenziamento del 15% della sua forza lavoro, pari a circa 20.000 persone, a causa della concorrenza cinese e dei ritardi nel rinnovo della gamma.
I fornitori di componenti, come Bosch e ZF Friedrichshafen, affrontano una crisi profonda, con riduzioni di personale fino al 10%. ZF prevede 14.000 uscite entro il 2028, Bosch 3.000 nei prossimi due anni.
In Italia, la transizione verso l’auto elettrica potrebbe causare la perdita di 7 miliardi di euro e mettere a rischio 40.000 posti di lavoro entro il 2030, con un impatto significativo su tutta la filiera.
Nonostante il contesto attuale, esiste la possibilità che la domanda di auto elettriche si riprenda entro il 2026-2027.










