Oggi nei Comuniitalianilavorano poco più di 341.000 persone. Sembrano tante, ma in realtà, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, sono il 27% in meno rispetto al 2007. E nonostante le riforme sulle assunzioni e i fondi del PNRR, dal 2022 la situazione è rimasta praticamente bloccata.
Uno dei problemi principali è lo stipendio. Chi lavora nei Comuni guadagna meno rispetto ad altri entipubblici. Un dipendente di livello basso prende in media 22.338 euro lordi all’anno. Nelle Regioni, chi fa lo stesso lavoro guadagna il 15% in più. Nei Ministeri quasi il 20% in più. Nelle Agenziefiscali si arriva al 23% in più. Anche per chi ha un ruolo intermedio, le differenze sono simili.
Risultato? Sempre più persone decidono di andarsene. Nel 2017 erano 11.000 i dipendenti comunali che hanno lasciato il posto senza andare in pensione. Nel 2023 sono diventati 16.000. Un aumento del 45% in sei anni. Il motivo principale? Gli stipendi più bassi.
Negli ultimi anni sono cambiati anche i meccanismi per assumere nuovo personale. Ora si possono usare solo il 75% dei soldirisparmiati dalle uscite per nuove assunzioni. Ma questo non è bastato a fermare le dimissioni, che sono aumentate soprattutto dal 2021.
Eppure, mentre i dipendenti calano, gli investimenti crescono. Nel 2017 i Comuni hanno speso 8,3 miliardi di euro. Nel 2023 sono diventati 16,3 miliardi, con 2.000 persone in meno. Ogni dipendente, quindi, ha gestito il doppio degli investimenti: da 152.000 a 310.000 euro. E nel 2024 si prevede una spesa ancora più alta: 19,1 miliardi, cioè circa 360.000 euro per ogni lavoratore.
Guardando al futuro, la situazione non è semplice. Entro il 2030 si stima che metà degli attuali dipendenti comunali andrà via: circa 175.000 persone. Il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha detto che il problema è serio e ha proposto alcune soluzioni, come aumentare i bonus e migliorare il welfare per rendere il lavoro nei Comuni più attrattivo.










