Un recente studio pubblicato su PNAS ha analizzato i nematodi (Oscheius tipulae), ovvero dei vermi che vivono nella Zona di Esclusione di Chernobyl, scoprendo qualcosa di molto particolare: non mostrano mutazioni genetiche nonostante decenni di esposizione alla radioattività.
I ricercatori hanno raccolto e sequenziato il DNA di questi vermi provenienti da aree con diversi livelli di radiazione, confrontandoli con individui della stessa specie che vivono in ambienti non contaminati. Non è stata rilevata nessuna traccia di danni sistematici al loro genoma e nessuna prova che abbiano sviluppato una resistenza specifica alle mutazioni causate dalle radiazioni.
Ma allora hanno davvero un “superpotere”? Non esattamente. La loro apparente resilienza potrebbe essere dovuta ad altri fattori, come un’efficace riparazione del DNA, oppure al fatto che la popolazione di vermi nella zona sia stata ricolonizzata da individui provenienti da ambienti meno contaminati.
Lo studio dimostra quindi che, almeno per questi organismi, la radioattività ambientale non ha avuto un impatto evidente sul loro DNA.
Una scoperta che pone nuove domande sull’adattabilità della vita a condizioni estreme e sulla reale portata delle mutazioni genetiche indotte dalle radiazioni a lungo termine.










