Il Regno Unito e le sue monete hanno sempre avuto una relazione complicata, quasi come quella tra i britannici e il meteo. Fino al 15 febbraio 1971, il sistema monetario britannico era basato sul sistema imperiale, una struttura intricata e non decimale. La moneta di maggior valore era la mezza corona, con otto mezze corone che formavano una sterlina. Lo scellino, o “bob”, era equivalente a un ventesimo di sterlina, ossia 12 penny. Con la decimalizzazione del 1971, i penny sono diventati centesimi, semplificando notevolmente il sistema monetario.
Da allora, la sterlina ha goduto di 53 anni di serenità decimale. L’euro è stato abilmente evitato e la sterlina è rimasta un simbolo intoccabile, quasi sacro quanto la monarchia stessa. Tuttavia, il Tesoro ha recentemente deciso che la Royal Mint non conierà nuove monete per la circolazione generale, e non ci saranno nuove emissioni di monete da 1 e 2 pence.
Nel frattempo, i pagamenti digitali stanno prendendo il sopravvento, con un aumento annuale del 2% nelle transazioni senza contanti. Nel 2023, solo il 12% delle transazioni era in contanti, e si prevede che questa percentuale scenderà al 10% nel 2024, segnando un futuro sempre più digitale.
Questo passaggio non è privo di implicazioni sociali. La scomparsa delle monete è un evento che non si vedeva dal 1984, quando il mezzo penny è stato ritirato. Con la nuova denominazione dei pagamenti in multipli di 5 centesimi, le fasce più deboli della popolazione potrebbero trovarsi in difficoltà. La sfida per il Regno Unito sarà quella di bilanciare l’innovazione tecnologica con l’inclusività, assicurando che nessuno venga lasciato indietro in questa transizione verso un futuro senza contanti.










