Una sentenza della Corte di Giustizia UE sulle cause C-112/22 CU e C-223/22 ND, derivante dal Tribunale di Napoli, ha acceso un faro sul tema del reddito di cittadinanza in Italia. Questa decisione potrebbe portare a una revisione delle regole per gli extracomunitari che volevano accedere a questo aiuto.
Per ottenere il reddito e la pensione di cittadinanza, si doveva vivere in Italia da almeno dieci anni, e gli ultimi due dovevano essere stati senza interruzioni. Questa regola è stata vista come discriminatoria verso gli stranieri, violando una direttiva europea (2003/109/CE).
I “cittadini di paesi terzi”, cioè coloro che vivono in Italia da almeno cinque anni senza interruzioni, sono i più colpiti da questa normativa. Anche i cittadini europei e gli italiani che tornano dall’estero trovano difficile rispettare la regola dei due anni di residenza continuativa.
Il Tribunale di Napoli vede il reddito di cittadinanza come un aiuto sociale, mentre la Corte Costituzionale italiana, con una sentenza del 2022, lo considera uno strumento per favorire l’occupazione e l’integrazione sociale. Questa differenza di opinione ha portato a un’attesa decisione dell’UE riguardo il requisito dei dieci anni di residenza.
Se questa regola cambiasse, le conseguenze finanziarie sarebbero enormi. L’INPS stima che il costo per includere gli stranieri con meno di dieci anni di residenza sarebbe di 3,088 miliardi di euro, ovvero il 76% del totale delle spese. Ci sono anche 106mila famiglie specifiche coinvolte, con un costo di 850 milioni di euro.










