Da mercoledì 2 aprile gli Stati Uniti introdurranno nuovi dazi del 20% su molti dei loro partner commerciali. Una decisione che, secondo Goldman Sachs, rischia di avere un impatto pesante sull’economia americana.
Il pericolo più grande? La stagflazione. Ovvero una situazione in cui i prezzi salgono, ma l’economia rallenta. I dazi, infatti, rendono più costosi i prodotti importati: le aziende e i consumatori devono pagare di più per avere le stesse cose. Questo fa aumentare l’inflazione. Ma allo stesso tempo, questi costi più alti frenano i consumi e gli investimenti, rallentando l’economia. Il rischio è quindi di ritrovarsi con prezzi in salita ma senza crescita: un mix già visto negli anni 70 e 80, quando la Federal Reserve fu costretta ad alzare i tassi di interesse in modo drastico, causando una vera e propria recessione.
Stavolta, secondo Goldman Sachs, i nuovi dazi faranno aumentare i prezzi delle importazioni del 15%. Anche se ci saranno alcune eccezioni per determinati prodotti o Paesi, l’aumento effettivo dovrebbe essere di circa 9 punti. Questo spingerebbe l’inflazione core quella che non considera cibo ed energia fino al 3,5% nel 2025. Un dato ben oltre l’obiettivo della Fed, che punta al 2%.
Intanto la crescita economica rallenta: nel primo trimestre del 2025 si prevede un misero +0,2%, mentre su base annua si parla dell’1%, contro l’1,5% previsto prima. Anche la disoccupazione dovrebbe salire, arrivando al 4,5%.
In sintesi, la probabilità che l’economia americana entri in recessione nei prossimi 12 mesi passa dal 20% al 35%.
La Fed, stavolta, dovrebbe reagire in modo diverso rispetto al passato. Invece di alzare i tassi, li taglierà. Sono previsti tre tagli nel 2025: a luglio, settembre e novembre. Il tasso scenderebbe fino al 3,5%-3,75%, rispetto all’attuale 4,25%-4,50%.










