Nelle ultime settimane, migliaia di conversazioni effettuate con ChatGPT sono apparse nei risultati di ricerca su Google. Questo è stato causato da una funzione introdotta da OpenAI che consentiva di creare link pubblici per condividere le chat.
Il sito FastCompany ha evidenziato la questione, sottolineando che molte di queste conversazioni, sebbene prive di nomi diretti, includevano dettagli personali tali da permettere l’identificazione degli utenti.
In risposta all’esposizione mediatica, OpenAI ha rimosso la possibilità che i link condivisi vengano indicizzati sui motori di ricerca. L’azienda ha spiegato che la funzionalità era un esperimento per migliorare la condivisione di contenuti utili, ma ha riconosciuto che gli utenti meno esperti potevano inconsapevolmente mettere a rischio la propria privacy. FastCompany ha specificato che l’indicizzazione avveniva solo se i link erano stati resi pubblici volontariamente.
Anche se OpenAI ha avviato la rimozione delle conversazioni dai motori di ricerca, alcuni contenuti risultano ancora reperibili tramite archivi digitali come la Wayback Machine. Secondo alcune fonti, migliaia di chat rimangono accessibili in copia, anche dopo l’eliminazione dai risultati Google. Il direttore del progetto di archiviazione ha confermato che OpenAI non ha ancora richiesto una cancellazione completa da tali archivi.
Per chi ha diffuso link pubblici delle proprie conversazioni, è ancora possibile intervenire: accedendo alle impostazioni del proprio account ChatGPT, si può rimuovere ogni contenuto condiviso in precedenza. Inoltre, se le pagine sono state indicizzate da Google, è possibile richiederne la rimozione tramite lo strumento ufficiale disponibile a questo indirizzo: https://search.google.com/search-console/remove-outdated-content










