L’intelligenza artificiale sta trasformando in profondità il mercato del lavoro. Secondo Fortune, nel solo 2025 l’AI ha già causato la perdita di 10.000 posti di lavoro negli Stati Uniti.
Ma il cambiamento non si limita ai tagli: sta cambiando anche la natura stessa delle competenze richieste. Emergono figure come il “prompt engineer”, una specializzazione che inizia a diffondersi con la stessa rapidità con cui, anni fa, si era diffusa la necessità di usare ogni giorno strumenti come Excel o PowerPoint. E non a caso, OpenAI ha stretto collaborazioni con aziende come Walmart, John Deere, Accenture e con enti pubblici, tra cui l’amministrazione del Delaware, per promuovere la formazione e l’accesso a nuovi lavori.
Proprio OpenAI ha annunciato due nuove piattaforme: la OpenAI Jobs Platform, per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nel mondo dell’AI, con l’obiettivo futuro di estendersi anche ad altri settori, e la OpenAI Certifications, per formare e certificare nuove competenze. L’obiettivo dichiarato è chiaro: ridurre gli impatti negativi e aumentare l’accesso a nuove opportunità. Come ha detto Fidji Simo, tra i partner del progetto: Non possiamo eliminare il potenziale distruttivo della tecnologia. Ma possiamo aiutare più persone a diventare esperte di AI e metterle in contatto con le compagnie che hanno bisogno delle loro skills.
La piattaforma di certificazione riconosce i corsi avviati dalla OpenAI Academy e propone diversi livelli di preparazione, con una validazione delle competenze più solida rispetto al passato. Tuttavia, non mancano i potenziali conflitti: la creazione di una piattaforma di job matching può mettere OpenAI in rotta di collisione con LinkedIn, che è proprietà di Microsoft, lo stesso gruppo che finanzia OpenAI. Un intreccio di interessi che coinvolge anche Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn e tra i primi investitori di OpenAI.










