Oltre 150 rettori di universitàamericane hanno firmato un documento congiunto per denunciare l’interferenza dell’amministrazioneTrump nel mondoaccademico. Parlano di un’ingerenzapolitica senza precedenti, che mina l’indipendenza delle istituzionieducative.
La dichiarazione, diffusa dall’AmericanAssociation of Colleges and Universities, arriva dopo settimane di pressioni da parte del governo: tagli ai finanziamenti, minacce di revoca delle agevolazionifiscali e richieste di controllodiretto sulle attivitàinterne degli atenei. Harvard ha fatto causa al governo accusandolo di violare i suoi diritticostituzionali.
Le misure volute da Trump giustificate in parte come lotta all’antisemitismo sono viste da molti come tentativi di colpire le politiche di inclusione e libertàaccademica. Tra le richieste: verifica delle opinioni di studenti e professori, controlloesterno su alcuni dipartimenti e cooperazione con le autorità nei confronti degli studenti stranieri.
I rettori chiedono un dialogocostruttivo, ma si oppongono a intrusioni che limitano la libertà di pensiero e l’autonomiaaccademica.
Alcuni atenei, come Columbia, hanno invece accettato le richiestegovernative per evitare la perdita di fondi. Ma molti altri, invece, si stanno organizzando per reagire insieme.
Al centro c’è una domandacruciale: cosa rischiamo se accettiamo che la libertàaccademica venga compromessa?










