Gli Stati Uniti hanno deciso di rendere molto più difficile per le aziende cinesi comprare chip super avanzati per l’intelligenza artificiale. L’amministrazione Trump ha imposto l’obbligo di avere una licenza speciale per esportare verso la Cina, ma anche verso Hong Kong e Macao, i chip H20 e altri simili con molta memoria. Il motivo? Evitare che quando si vengano usati nei supercomputer cinesi, visti come un rischio per la sicurezza del paese. Il 14 aprile è stato detto chiaramente: queste regole resteranno in vigore per un tempo indefinito.
La mossa ha avuto subito un impatto enorme su Nvidia, l’azienda americana che produce proprio questi chip. Nvidia ha annunciato che, solo nel primo trimestre del suo anno fiscale 2026 (che, anche se si chiama così, va da inizio 2025 e si chiude il 27 aprile 2025), perderà circa 5,5 miliardi di dollari a causa di queste nuove restrizioni. I costi sono legati ai chip H20 già prodotti o ordinati, che ora non si possono più vendere liberamente alla Cina.
Appena si è diffusa la notizia, le azioni di Nvidia sono calate del 6% nel pre-market di Wall Street, arrivando a 105,12 dollari. Anche i futures sul Nasdaq sono scesi del 2,2% e in Asia non è andata meglio: a Hong Kong, le azioni sono scese del 2,5%, con Alibaba in calo del 5%, e Baidu e Tencent giù del 3%.
Per reagire a tutto questo, Nvidia ha annunciato un piano ambizioso: investirà fino a 500 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni per costruire supercomputer AI interamente negli Stati Uniti. Lo farà insieme a partner come Foxconn e Wistron, e gli stabilimenti sorgeranno in Texas e in Arizona.










