Due nazioni agli antipodi, Bhutan ed El Salvador, hanno scelto i bitcoin per modellare il loro futuro economico. Con strategie opposte, entrambe mostrano che il rischio potrebbe pagare.
Nel 2019, il Bhutan ha iniziato a investire nei bitcoin, sfruttando risorse idroelettriche per il mining. Possiede ora 12mila bitcoin, pari a 1,2 miliardi di dollari, quasi il 50% del PIL. Ha venduto 367 bitcoin per 33 milioni di dollari e pianifica un fondo da 500 milioni per espandere il mining sostenibile. I profitti sono stati usati per aumentare stipendi pubblici e sostenere l’economia colpita dal calo del turismo. Questo approccio strategico ha rafforzato il ruolo del Bhutan come esempio di uso intelligente delle risorse naturali per scopi tecnologici.
Nel 2021, il presidente di El Salvador, Bukele, ha acquistato bitcoin per 270 milioni di dollari, nonostante critiche del FMI. Il valore attuale è di circa 600 milioni, ma l’adozione tra la popolazione è bassa e il progetto “Bitcoin City” è in stallo. L’accordo con il FMI ha portato a un ridimensionamento dell’uso dei bitcoin come moneta legale, nonostante il guadagno teorico. Bukele ha posizionato El Salvador come precursore dell’anarcocapitalismo, un modello che suscita interesse ma anche fortissimi controversie.
Il Bhutan punta quindi su una strategia diversificata e prudente, concentrata sul mining sostenibile e sul reinvestimento dei guadagni. El Salvador, invece, punta tutto sull’adozione legale dei bitcoin, accettando rischi politici ed economici elevati. Questi modelli potrebbero influenzare altre nazioni, tra cui gli StatiUniti. Stati come Wyoming e Pennsylvania stanno esplorando opportunità legate alle criptovalute, mentre studi su *Nature* valutano rischi e benefici dell’adozione istituzionale.










