In Croazia, il 24 gennaio è partito un boicottaggio contro i supermercati, una protesta in cui le persone hanno scelto di non fare acquisti per un giorno intero per manifestare contro l’aumento del costo della vita. L’iniziativa, lanciata dal gruppo “Halo, Inspektore” con il supporto della Rete dei centri europei dei consumatori, è nata come risposta al rincaro dei prezzi alimentari, che in tre anni sono aumentati del 34%. A dicembre 2024, l’inflazione croata ha raggiunto il 4,5%, il valore più alto dell’Eurozona, dove la media si attesta al 2,4%.
L’effetto del boicottaggio nei giorni della protesta è stato immediato: il numero di scontrini emessi è calato del 43% e la spesa totale è scesa del 53%. Il governo ha quindi deciso di ampliare la lista dei prodotti calmierati, cioè quelli a prezzo bloccato per evitare rincari eccessivi. Questa lista esiste già dal 2022 e includeva latte, farina, zucchero, riso, patate, pollo e carne di maiale macinata. A fine gennaio 2025, sono stati aggiunti anche verdure, frutta, pane, pasta, prosciutto, caffè, sapone e detersivo per lavastoviglie.
La protesta ha presto coinvolto altri Paesi vicini. Il 31 gennaio, anche in Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Slovenia e Serbia i cittadini hanno iniziato a boicottare i supermercati. In Serbia, l’associazione Efektiva ha chiesto di evitare le cinque principali catene, tra cui Lidl e Delhaize, accusandole di aver aumentato i prezzi più del necessario. Anche se l’inflazione in Serbia è scesa dal 12,4% del 2023 al 4,3% nel dicembre 2024, molte persone pensano che il costo della vita sia ancora troppo alto. In Montenegro, il boicottaggio del 31 gennaio ha portato a un calo degli incassi del 56,1% rispetto alla settimana precedente.
In Croazia, il 31 gennaio c’è stato un secondo boicottaggio per chiedere di inserire Coca-Cola e acqua in bottiglia nella lista dei prodotti calmierati. Anche questa volta, il numero di scontrini emessi è calato del 32% rispetto al 17 gennaio.










